Padova – Froce sì, ma non serve del PD – Contestata la Cirinnà

In tante e tanti ieri ci siamo ritrovat* sotto le eleganti sale dell’ex Fornace Carotta, per riservare una favolosa accoglienza a Monica Cirinnà e alla corte dei dirigenti e adepti del Partito Democratico padovano. Questi infatti ritenevano di celebrare indisturbati la vittoria, su un red carpet nel quale l’insofferenza, l’insoddisfazione, la rabbia delle migliaia di persone che il ddl ha tralasciato e offeso potesse essere silenziata come nulla fosse.
Un’iniziativa autocelebrativa in cui le voci critiche del movimento LGBTQI non sono nemmeno state interpellate.
Quelle persone invece esistono e hanno deciso di assediare rumorosamente la celebrazione di una falsa vittoria, il raggiungimento di un “traguardo” che non puó passare sui nostri corpi.

Il DDL Cirinnà, nella sua forma di maxiemendamento, non è un traguardo storico, né tantomeno un traguardo di civiltà, è un testo che sancisce una discriminazione di fatto, garantendo alcuni diritti fondamentali con estremo ritardo e in modo parziale: briciole arcobaleno stracciate sulla nostra pelle al suono di beceri slogan propagandistici.

Per questo all’arrivo della prima firmataria della legge un sacco nero pieno di briciole arcobaleno è stato simbolicamente “scaricato” davanti all’ingresso della Fornace, per dimostrare cosa rimane dei diritti che la senatrice si appunta sul risvolto della giacca. Pezzi di carta tinti dei colori dell’arcobaleno, colori simbolo di rivendicazioni che hanno espresso ed esprimono ben altra potenza nelle lotte che da decenni sono animate dalle persone LGBTQI.

All’esterno con cori, musica, colori, e parole, è stato scadenzato il tempo della contestazione, del rifiuto dell’ennesima discriminazione. All’interno invece non poteva che procedere in sordina la discussione dei pavoni democratici, asserragliati dentro quattro mura e incapaci di comunicare con i bisogni, i desideri e le rivendicazioni reali che fuori prendevano corpo e voce.

Al pubblico accorso abbiamo proposto dei volantini differenziati per “omosessuali” e “eterosessuali” per evidenziare ironicamente l’apartheid e la doppia strumentalizzazione che questo DDL ha veicolato.

Sono servite a poco le quattro esternazioni della Cirinnà e compagnia, rispetto al fatto che: “i contestatori fuori hanno ragione, la legge è insufficiente”. Queste parole, restando solo parole, non sono altro che l’ennesimo tentativo di pinkwashing. Proprio con l’esibizione del pinkwashing si è chiuso infatti il presidio, mettendo in scena a colpi di pennellate rosa su un grande quadro su cui troneggiavano parole come “omofobia, esclusione, discriminazione, sessismo, razzismo” il modo in cui questo ddl agisce: con un’operazione di mistificazione, indossando uno strumentale vestito rosa, vengono fatte sparire la violenza reale, le discriminazione che esistono e certo non vengono sanate da quattro lacunosi articoli.

Il governo più neoliberista che l’Italia abbia mai conosciuto pensava di fregiarsi di qualche scampolo di diritti arcobaleno per troneggiare sulla sedia del progresso e della civiltà, ma passando sui nostri corpi non nasconderà le operazioni di riforma del mercato del lavoro che sanciscono la precarietà esistenziale di milioni di persone, lo schieramento connivente con conflitti extraeuropei ed erige muri e confini su cui le vite dei migranti si arrestano o trovano la morte, la privatizzazione della sanità e la costruzione di una pietra tombale sul mondo della formazione, dalle scuole all’università. Siamo state indisponibili a che questo avvenisse anche in una città, Padova, in cui dalle violenze della Lega a quelle più insidiose del Partito Democratico in nessun modo ci rappresentano o ci parlano.

Non sui nostri corpi, non in nostro nome!

Ci troverete nelle strade, nelle piazze, nelle città, ogni volta che con arroganza proverete ad usarci in nome di traguardi che non ci rappresentano!

Né con Bitonci, né col PD, i diritti non si svendono!

Fuxia Block
Antéros

 

video dell’iniziativa:

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