25.11.2015 – Chiudiamo i palazzi della violenza sessista e omofoba! Il gender è ovunque!

Oggi, #25 novembre, abbiamo deciso di portare con un’ironica frocessione il “mostro” del gender incatenato fino sotto le mura del comune. Una volta svelata la sua vera identità però, non si è rivelato che un fantoccio: evocazione delle peggiori passioni omofobe e sessiste del sindaco Bitonci e del suo partito, feticcio dei fondamentalisti cattolici e reazionari tutti. Improvvisamente la “g” di gender, scomparsa dal fantoccio, è apparsa sul petto di tutt*, perchè tutt* siamo il gender! Denunciando la violenza delle retoriche che in questo palazzo si sono prodotte, il terreno fertile in cui ben più materiali violenze possono attechire, abbiamo chiuso i cancelli di un luogo che non ci rappresenta nè riguarda più. Fuori da quelle mura siamo noi, favolose soggettività libere, ad attraversare e far vivere davvero le nostre città! Contro la violenza sulle donne e la genderfobia, il gender è ovunque, i mostri siete voi!!

Di seguito il comunicato dell’iniziativa.

Oggi 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, abbiamo deciso di manifestare davanti al Comune di Padova, per ricordare ancora una volta la gravità di un fenomeno che continua ad essere statisticamente significativo nel nostro paese e che coinvolge ogni anno centinaia di donne uccise dai propri partner, mariti, ex mariti, padri – e la lista di grado di parentela di chi agisce la violenza sulle donne potrebbe continuare. Infatti, come ormai tutte le statistiche hanno ampiamente dimostrato, dopo decenni di lotte e denunce dei movimenti femministi, la violenza di genere e sulle donne non è una problematica emergenziale da affrontare militarmente o con diffusione di allarmi sociali intorno a “mostri” che minacciano le nostre città, ma l’espressione sociale e culturale di una società etero-patriarcale, sessista e omofoba che produce controllo, emarginazione e subordinazione delle donne e delle soggettività LGBTQI proprio nello spazio che in questi mesi alcuni indicano come l’unico modello riproduttivo da difendere e imporre a tutt*: la famiglia tradizionale eterosessuale.

Ed è proprio per questo che oggi siamo qui davanti a Palazzo Moroni, il palazzo del comune di Padova, edificio che dovrebbe essere di tutt*, rappresentare la cittadinanza, i valori democratici dell’accoglienza, dell’inclusione, del rispetto, della diversità e che invece, con la giunta leghista del sindaco Bitonci, è in grado solo di produrre ordinanze e politiche di esclusione, razziste e retrograde che non possiamo che considerare intrinsecamente violente! Politiche che nel caso delle questioni di genere si propongono solamente di censurare, vietare, ostacolare percorsi di libertà, riprodurre dicotomie escludenti (come la donna per bene madre di famiglia, e la donna per male, la puttana) per “difendere” un’idea di famiglia tradizionale da opporre alla molteplicità corpi ed esperienze di relazione autodeterminate e divergenti.

Come il fenomeno della violenza sulle donne è sempre più funzionale all’innalzamento dei livelli di controllo poliziesco dello spazio pubblico, così Bitonci, nascondendosi dietro al feticcio del gender, ormai da troppi mesi porta avanti politiche che non possiamo che leggere come violente e volte a diffondere odio, ignoranza e paura in città (gli esempi più eclatanti sono le sale negate alla libreria Pel di Carota e alla Librera delle Donne Libratì).

Per questo oggi portiamo in (f)rocessione davanti al Comune il fantoccio del Gender.  Un fantasma dal volto nero, come la paura paranoica che caratterizza l’atmosfera violenta e soffocante della città. Un fantoccio mostruoso e pericoloso proprio come i divieti della giunta che, scagliandosi contro l’“ideologia gender”, vorrebbero vietare e nascondere chi invece parla di educazione alle differenze, libertà e autodeterminazione e di teoria del genere. Un fantoccio che racchiude dentro di sé una violenza che strumentalizza ciò di cui ha paura, a difesa di un’identità monolitica e chiusa.

Siamo qui per dire a Bitonci che sì, il gender esiste, e non sarà il divieto di una sala comunale, di una piazza o di un libro per bambini a cancellarlo. Il Gender non è un mostro da combattere, ma è della paura del gender che dobbiamo liberarci, una paura che riflette ignoranza, chiusura mentale, sessismo e omofobia di questa società! Una società che grazie al lavoro di dubbio spessore analitico e intellettuale di alcuni schieramenti politici (primo tra tutti la Lega di Bitonci e Salvini) è riuscito a trasformare in mostro terrorifico un discorso politico, culturale e teorico che invece parla di libertà, differenze e di amore!

Il Gender è il Genere. E il Genere è una costruzione sociale e culturale, ma è anche relazione tra corpi e soggettività, da costruire in spazi liberi da oscurantismo e paura, è la possibilità per tutti e tutte di vivere vite e corpi liberi, autodeterminati e felici!

Per questo noi rifiutiamo il valore istituzionale di questo palazzo, non lo riconosciamo più come nostro, soggettività libere che abitano Padova e continuano a volerla libera, solidale e viva! Questo edificio rappresenta tutte le paure e i valori di un’istituzione incapace di essere comune! Rappresenta il sessismo complice delle stesse violenze in famiglia, sui posti di lavoro e nelle strade!

Il Gender è Ovunque! Il Gender siamo tutt* noi!

 

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